Internet in Italia
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L'italia è il paese europeo dove Internet ha più vincoli. Le ragioni? Un misto di paura e ignoranza, questo il titolo dell'articolo a cura di Franco Carlini, pubblicato su "L'espresso" del 9 marzo 2006. Articolo che riteniamo molto importante e che di seguito riportiamo interamente - i "grassetti" sono nostri -

"I malinconici computer di Telecom Italia all'aereoporto di Fiumicino, dove i viaggiatori sbrigavano un po' di posta elettronica sono da mesi inattivi per ordine del ministero dell'Interno. Il ministero dell'Economia ordina di tagliare fuori dalla Rete un centinaio di siti inglesi, colpevoli di scommesse non autorizzate. A Camere sciolte il Governo "recepisce" una direttiva europea sul diritto d'autore, ma peggiorandola e aggravandola. Giudici e poliziotti, di fronte a reati informatici non si limitano a cancellare le pagine incriminate, ma sequestrano interi siti. Il calcio italiano visibile su dei server cinesi viene estromesso da Internet, bloccando gli indirizzi relativi.

Sembra di essere in Cina o in Iran, dove la grande Rete è sottoposta a penosi blocchi censori, ma siamo invece in Italia, dove l'ignoranza della cultura digitale, il sospetto aprioristico verso i cittadini, la cultura del protezionismo (persino nel gioco d'azzardo), la tutela degli interessi più forti dell'industria dei contenuti producono, non già leggi chiare fatte di diritti e doveri, ma provvedimenti contradittori e magari persino inutili. Così è nel caso dei computer chiusi a Fiumicino. Tutto discende dall'allarme attentati: si immagina che le reti terroristiche si tengano in contatto attraverso le e-mail, il che è probabilmente vero, così come faranno con il telefono o la posta. Per impedirlo si è deciso che tutti i posti pubblici chiedano i documenti a chi compra un'ora di navigazione in Rete, conservandoli in apposito registro. Non solo, tutti i diari delle navigazioni devono essere conservati dai provider, che così si riempiono gli hard disk, in attesa di future inchieste; su questo fronte il più solerte è stato peraltro il governo inglese. Il provvedimento è inutile ai fini della prevenzione dato che un terrorista vero facilmente userà software crittografico e uno dei numerosi servizi web che rendono anonima la navigazione. Nemmeno negli Stati Uniti, che pure della lotta anche informatica al terrorismo hanno fatto una bandiera, esistono provvedimenti simili. Ma laggiù qualcuno competente di tecnologie digitali ci deve essere, noi abbiamo Pisanu.

Poi ci sono giudici e poliziotti. Nei mesi scorsi un ragazzo di Vicenza mise in vendita un dvd sul sito eBay senza pagare i diritti d'autore. Gli avvocati fecero un esposto in tribunale e il risultato fu un sequestro dell'attrezzatura di casa e una denuncia penale. Un tipico caso di intervento sproporzionato al danno: infatti, per far cessare il reato bastava ingiungere a eBay di eliminare l'annuncio e poi semmai chiedere un risarcimento civile. Il sequestro del computer e la denuncia penale sono interventi al di là del ragionevole, anzi insensati. Che si moltipilica per mille quando, anche questo è successo, viene sequestrato un intero server presso un provider.

I giudici poco colti pensano che un sito corrisponda a un server e invece le cose non sono quasi mai così: gli internet provider, specialmente quelli a tariffe più economiche, offrono dei servizi di ospitalità dei siti (hosting) alloggiando su un loro computer molti siti diversi, con nomi diversi. Bloccare quel Web server, o addirittura sequestrarlo, vuol dire coinvolgere nel sequestro 99 attività legittime per una eventualmente illegale. E nessuno risarcirà nulla.

Infine le scommesse in Rete. Dal 24 febbraio sono ben 517 i siti Web stranieri non più raggiungibili dall'Italia. Sono siti legali, che svolgono l'attività di bookmaker sugli eventi più diversi, ma secondo il ministero dell'Economia non possono raccogliere scommesse in Italia perché sprovvisti della dovuta autorizzazione. Se si prova a battere uno dei loro indirizzi si viene dirottati su una pagina del Monopoli di Stato con scritto "sito non raggiungibile". In pratica il governo ha ordinato alla Telecom di bloccare l'uscita dei cittadini italiani verso quei certi indirizzi internet. Nè più né meno di come fa la Cina e nemmeno per motivi morali o politici, solo per protezionismo, in contrasto con la liberalizzazione delle attività economiche in Europa.

Ovviamente anche questi divieti sono aggirabili e qualcuna delle società straniere di scommesse ha già provveduto a cambiare l'indirizzo Internet del suo sito che è così ritornato attivo. Ma la decisione dei funzionari di Tremonti è particolarmente pericolosa, perché se ogni paese si mette a chiudere le porte digitali, per di più senza un quadro legislativo, ma con atti amministrativi, il risultato sarà un'Internet frammentata e locale, ovvero tutto il contrario di quanto serve alla democrazia e all'economia globale.

Il terreno di conflitti più grave sarà comunque quello dei diritti di proprietà intellettuale: l'aggressività delle vecchie aziende del vecchio mondo del cinema e della musica trova ascolto molto benevolo presso il governo. Un problema di mercato (offrire musica legale a prezzi sensati) viene trasformato in esclusiva questione penale, da multe e manette. Ma per quella strada la pirateria può solo continuare e persino screscere".


Penultimi in tutta Europa nel commercio elettronico. (articoli tratti da "Libero - Costume & Società - dicembre 2006)
Le imprese italiane non amano il commercio online: l'Italia, secondo l'Istat, è penultima nella Ue sia per gli acquisti sia per le vendite in Internet. Il livello di utilizzo della rete è pari al 93%, poco al di sotto quindi della media europea pari al 94%. L'istituto italiano di statistica sottolinea che le imprese italiane con meno di dieci addetti sono lontane dalla media Ue - 25 per i siti internet (57% a fronte di una media del 65%) mentre si collocano al secondo posto, dopo la Finlandia, per l'e-governement (87%).

Internet in casa: Italia 15esima in Europa.
L'Italia in ritardo nell'Ue dei 25 per il possesso di internet in casa. Secondo una ricerca dell'Istat il nostro paese si colloca al 40% rispetto da una media del 52%. Nella classifica europea si trova al 15esimo posto. In testa alla classifica europea ci sono Olanda (80%), Danimarca (79%) e Svezia (77%); in coda Grecia (23%) e Slovacchia (27%).